L'Estate 2026 è iniziata e con lei l'alta stagione turistica italiana. Bologna è un esempio perfetto per osservare come una città possa cambiare nel tempo se sottoposta ad un flusso di visitatori costanti. La capitale felsinea era un tempo principalmente nota per essere un polo fieristico, fuori dal circuito classico turistico consolidato fin dai tempi del Grand tour. Il cambiamento in sè non è necessariamente negativo ma senza una supervisione attenta può travolgere come un fiume in piena. Bologna oggi è una meta turistica ambita, non più destinazione di nicchia ma nota in tutto il mondo. Le amministrazioni si sono spese per questo risultato, si può dire mission accomplished ma il turismo non è solo una opportunità è anche una responsabilità. Il genius loci di una città va preservato o finirà per snaturarsi irrimediabilmente come Venezia. Mi chiedo che senso abbia visitare una città dove trovo catene commerciali che posso trovare ovunque, che senso ha riempire il centro di bar e ristoranti e grassare i turisti con prezzi stellari per pernottare in un qualsiasi B&B o struttura recettiva. La legge della domanda e dell'offerta non può essere il criterio principale per gestire il flusso dei visitatori di una città, non si può sacrificare l'anima per riempire la pancia oggi perchè il domani ci presenterà il conto. Oggi vediamo i sintomi, domani vedremo la malattia. Saremo in grado di guarire? Prevenire è sempre meglio di curare. Trovare un equilibrio tra economia ed etica lavorando con i cittadini che ci vivono, soluzioni condivise che portano guadagno ma non solo.
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