Un giardino, un edificio dismesso pubblico e non , un magazzino, un edificio da recuperare sono tutti spazi che offrono ai cittadini di coltivare la socialità. Tutto può essere una opportunità di incontro per portare avanti un progetto o per creare una rete sociale in un tessuto urbano in difficoltà. Sembra banale ma non lo è. La pandemia ci ha fatto toccare con mano la solitudine sociale che non volevamo vedere ma immaginare una nuova socialità inclusiva si è rivelato difficile. L'Estate è un esempio perfetto perchè la città si svuota a caccia di riposo e svago, non tutti però. Per chi rimane c'è, nella migliore delle ipotesi, un calendario culturale ricco ma è una opzione valida per chi ha un mezzo per raggiungerlo e soldi da investire. Quando passavo l'estate con mia nonna in un piccolo paesino della Valdichiana, appena la morsa del caldo calava, vedevo uscire di casa gli anziani che si sedevano su una sedia accanto all'uscio e passavano il tempo chiacchierando. Non dovevano prendere l'auto e pagare una consumazione per stare insieme. Ricordo che una condomina avanti negli anni chiese di mettere una panchina nel cortile, per prendere il fresco e scambiare due parole con gli altri inquilini. La panchina non si fece. Oggi si organizzano le vacanze in città per chi rimane: dai campi estivi per i bambini a quelli per gli anziani. Meglio di niente si dirà, la nuova socialità ha un costo però che pesa .Occorrono in ogni quartiere più terzi luoghi accessibili a tutti non legati ad eventi occasionali o alla stagionalità (*). Il capitale umano sul territorio dovrebbe essere la base per disegnare spazi veramente inclusivi, a volte basta un cortile ed una panchina per costruire relazioni.
(*)https://it.wikipedia.org/wiki/Terzo_luogo
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